VoteSi stanno concludendo i conteggi del turno elettorale delle Europee 2014, la domanda spontanea è: quanto i risultati sono stati determinati dalla rete e dalla comunicazione online?

Certamente la rete è un aspetto della propaganda politica che inizia a muovere opinioni, spostare voti e influenzare persone. Ma in quale misura? Quali possono essere i segnali da cogliere e misurare?

1. Dal partito (organizzazione) al Candidato

Per quanto i partiti e i movimenti politici abbiano investito molto sul web (in alcuni casi abbiano investito tutto), la vera azione persuasiva di comunicazione a mio parere viene svolta dal singolo esponente o candidato.

La rete diventa l’alleato migliore per rafforzare “l’azione sul campo”, in mezzo agli elettori del proprio seggio, o della propria circoscrizione. Lo strumento con cui coprire il proprio territorio anche laddove fisicamente non si ha modo di seguire da vicino!

Ecco allora che gli account dei politici si popolano di opinioni, idee, programmi anche a base territoriale, anche se troppo spesso manca ancora la fase di ascolto e dialogo online con i propri fan e collegamenti.

L’influenza digitale di ogni singolo candidato diventa oggetto di misurazione, ma non si prende solo in considerazione il numero di fan o follower, bensì si valutano:

visibilità: audience e influenzatori (opinion leader) a cui il candidato è in grado di arrivare attraverso messaggi o comunicazioni online,

share of voice : il livello di partecipazione alla discussione su un argomento  specifico, la capacità di generare interazioni, discussioni, dibattiti. La capacità di essere polo di informazione e opinione

–  eco:  la capacità di fare opinione e tendenza su specifici argomenti di attualità

2. I contenuti

La vera innovazione della rete però non è ancora tanto quella di spostare voti o influenzare il pensiero della gente, quanto quello di dare modo agli elettori di approfondire i contenuti proposti dai candidati, fare domande, condividere opinioni ed esperienze.

La rete offre maggiore possibilità di critica e valutazione dei candidati, messi a nudo in ogni comportamento ed esternazione, indipendentemente dalla esposizione sui media tradizionali come la TV.

I social network anche in politica, quindi, servono a valorizzare quei candidati che esprimono contenuti capaci di interessare e coinvolgere.
Esattamente come accade per il marketing online legato alle attività commerciali.

3. Il Target

I social network si sono in particolare dimostrati fondamentali per mobilitare la parte di elettorato finora marginale e auto esclusa dei più giovani, intorno ai 40 anni. Un elettorato abituato a dialogare in rete e a cercare chi è disposto a dibattere e dare risposte. Dunque un elettorato che non accetta una comunicazione unidirezionale, ma vuole sentirsi ascoltato e protagonista.

Voi cosa ne pensate?

 

Google+ Donatella Ardemagni